Yuppies e motori: il rombo dell’ambizione anni '80
Milano, 1986. È l’ora dell’aperitivo in zona Brera. Il sole si riflette sui cofani lucidissimi delle BMW Serie 3, delle Alfa Romeo 75 Turbo e delle Peugeot 205 GTI. I proprietari? Giovani, ambiziosi, vestiti Armani, cravatta sottile e valigetta 24 ore. Li chiamano yuppies: Young Urban Professionals. Sono l’emblema di una generazione che ha fatto dell’ascesa sociale il proprio carburante. In quegli anni, l’auto non è soltanto un mezzo di trasporto. È status, libertà, identità. Quando un giovane manager si accendeva una Marlboro al volante della sua Lancia Delta HF Integrale, non stava solo andando al lavoro: stava mettendo in scena un piccolo rito quotidiano, un inno all’autodeterminazione. Il legame tra i yuppies e le auto è unico. Ogni accelerata è un battito di cuore. Ogni clacson, un richiamo alla città che corre e che non aspetta nessuno. Nelle autoradio suonano gli Spandau Ballet e i Duran Duran. Il tempo è denaro, e il denaro è potere. Ma anche sogno, estetica, desiderio. Per molti, l’acquisto della prima macchina sportiva segna il vero ingresso nell’età adulta. È il momento in cui il ragazzo di periferia si guarda allo specchio del suo specchietto retrovisore e capisce che ce l’ha fatta. Anche solo per un attimo. Eppure, c’è una dolce malinconia nel ripensare a quei giorni. Perché oggi, tra noleggi a lungo termine, car sharing e SUV ibridi, quell’emozione ruvida e autentica del primo motore acceso sotto casa sembra quasi svanita. Ma chi c’era, chi ha vissuto quell’epoca, ancora ricorda l’odore della pelle nuova, la prima multa per eccesso di velocità, il vento tra i capelli nei viali cittadini. Ricorda chi era, semplicemente, quando bastava una macchina e un sogno per sentirsi invincibili. E forse, in qualche garage nascosto, tra riviste ingiallite e vecchi CD, c’è ancora una coupé rossa pronta a ruggire. Perché certi amori – e certi motori – non muoiono mai.
6/20/20251 min read


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